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AMBULATORIO DI FLEBOLOGIA

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🔵Presso il POLIAMBULATORIO ERMES è attivo un nuovo, innovativo, servizio di flebologia e linfologia gestito dal Dott. Sergio Gianesini (MD, PhD, FACS) dove verranno effettuati i seguenti servizi:
➡visita specialistica e diagnostica ecografica con Eco-color-Doppler
➡ trattamento di correzione emodinamica mini-invasiva delle vene varicose con conservazione della safena
➡ scleroterapia, trattamento dei capillari
➡trattamento delle ulcere e delle lesioni difficili.

INFORMAZIONI SCIENTIFICHE E METODOLOGICHE(a cura del Dott. Sergio Gianesini):

VENE VARICOSE
L’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori, condizione responsabile delle cosiddette “vene varicose”, è una delle patologie più frequenti della nostra popolazione, coinvolgendo fino al 56% degli uomini ed il 60% delle donne.
Fino al 2% della popolazione giunge agli stadi più severi della patologia, soffrendo così di ulcerazioni cutanee croniche associate all’ipertensione venosa.
La diagnosi dell’insufficienza venosa cronica richiede una dettagliata analisi della storia clinica del paziente ed un’accurata descrizione di segni e sintomi.
I sintomi piĂą comuni sono: dolenzia, crampi, pesantezza, fatica, gonfiore, prurito, formicolio, calore, irrequietezza della gamba.
Una volta che il Medico Specialista ha completato la DETTAGLIATA raccolta della storia clinica, dei sintomi e delle manifestazioni della patologia venosa, un’altrettanto dettagliata indagine eco-color-Doppler dovrà essere eseguita.
Questa consiste in un’ecografia, dunque diagnostica NON invasiva, da eseguirsi su ENTRAMBE le gambe, indipendentemente dal fatto che le manifestazioni cliniche siano eventualmente presenti su un solo arto.
Tale indicazione nasce dal piĂą elevato rischio di sviluppare problematiche venose nella gamba controlaterale a quella affetta da evidente.
L’esame ecografico dovrà riguardare TUTTI i compartimenti venosi, nel caso si riscontri infatti un reflusso nelle vene più profonde rispetto a quelle visibili in superfice ad occhio nudo, il rischio di sviluppare la patologia varicosa aumenta da 4.4 a 7.3 volte nei 13 anni successivi.
La correlazione fra il quadro clinico riferito dal paziente, il rilievo visivo dei segni di malattia ed il riscontro ecografico porteranno tutti insieme a delineare infatti l’indicazione allo specifico miglior percorso terapeutico per la patologia venosa: un percorso oggi delineato su varie possibili strategie, da scegliersi in base per l’appunto al singolo specifico caso.

 

TRATTAMENTO DELLE VENE VARICOSE CON CONSERVAZIONE DELLA SAFENA
Esistono diverse tecniche che possono essere piĂą o meno invasive, con o senza anestesia, ma pur sempre basate sulla DISTRUZIONE del vaso malato.
Al contrario è possibile andare a RIPARARE la circolazione venosa agendo con precisione e mini-invasività nei punti in cui le valvole presenti all’interno della vena non riescono più a garantire la giusta direzione di flusso.
A seguito di una dettagliata indagine ecografica si va a studiare il tipo di flusso patologico presente e la sede migliore dove reindirizzare il sangue affinchè questo possa ritornare verso cuore e polmoni invece di drenare verso la superficie e la parte più distale della gamba.
Tale approccio strategico ha dimostrato di DIMEZZARE IL RISCHIO DI RIPRESA DELLA MALATTIA rispetto all’approccio di asportazione del vaso malato. A seconda di quali siano le valvole malfunzionanti sarà possibile applicare DIVERSE TECNICHE, sempre MINI-INVASIVE, in anestesia locale o addirittura senza anestesia, finalizzate a chiudere i “punti di perdita” del sistema venoso, diminuendo così il sovraccarico all’interno del vaso precedentemente dilatato, riportandolo ad un calibro normale, eliminando dunque il reflusso venoso, SENZA ASPORTARE ALCUNA VENA.
E’ stato dimostrato come la strategia basata sulla riparazione in luogo della demolizione porti a risultati migliori, purchè eseguita da Specialisti dotati di notevole capacità specifica, tanto ecografica quanto pratica. Le stesse linee guida indicano dunque l’esecuzione di un approccio riparativo invece che demolitivo, ma solo nei centri dotati di sufficiente esperienza.

TRATTAMENTO DEI CAPILLARI E SCLEROTERAPIA
Secondo le evidenze scientifiche, fino al 30% dei trattamenti di eliminazione dei cosiddetti “capillari” delle gambe può esitare in una pigmentazione della pelle certamente non soddisfacente sul piano estetico.
Prima azione da compiere al fine di evitare questa complicanza è un opportuno inquadramento diagnostico che DEVE partire da una dettagliata raccolta della storia clinica del paziente.
Successivamente, un esame eco-color-Doppler ad alta risoluzione di entrambe le gambe DEVE essere compiuto, valutando nel dettaglio TUTTA la circolazione venosa.
Difatti, nel 26% dei casi apparentemente solo estetici, un attento esame diagnositco rivela alterazioni del sistema venoso piĂą profondo.
Non identificare vasi venosi profondi e non visibili ad occhio nudo, ma responsabili del ”rifornimento” dei vasi più superficiali e visibili, porta immancabilmente al mancato miglioramento estetico della gamba trattata.
Solo una volta identificati con precisione i vasi venosi non visibili ad occhio nudo responsabili degli inestetismi “capillari” sarà possibile procedere al trattamento degli stessi.
Molte le alternative strategiche e tecniche oggi disponibili per l’eliminazione di questi inestetismi. Allo stesso tempo però, le stesse strategie e tecniche hanno diverse indicazioni, ciascuna dedicata a diverse tipologie di vena da trattare.
La scleroterapia rappresenta ancora oggi il più frequente strumento utile all’eliminazione dei “capillari”, in particolare quando il vaso è superiore ad 1 mm di calibro.

La stessa scleroterapia però è altresì una delle tecniche richiedenti la maggior esperienza e maestria, in quanto tanto efficace quanto operatore-dipendente. Il Medico infatti è tenuto a scegliere il giusto farmaco, la giusta tipologia liquida o in “schiuma” del prodotto, la giusta concentrazione, il giusto volume di iniezione, la giusta siringa, il giusto ago, l’opportuno angolo di entrata nel vaso, la giusta pressione di infusione e, soprattutto, il giusto sito di iniezione. In mani opportune la scleroterapia rappresenta strumento di grandissima efficacia e sicurezza nella maggior parte dei casi di inestetismo capillare, ma, allo stesso tempo, tali qualità richiedono pari valore professionale dell’operatore.
Per vasi inferiori ad 1 mm di diametro, la letteratura più recente a evidenziato come i laser transdermici possano rappresentare un’opzione, ove il vaso non sia troppo profondo ed il flusso venoso alimentante il “capillare” non sia troppo intenso.
Nell’utilizzo del laser sarà necessario prestare particolare attenzione al colore della pelle del paziente, in quanto la presenza o meno di melanina potrà cambiare significativamente l’assorbimento dell’energia emessa dallo stesso laser, rischiando così iper ed ipopigmentazioni permanenti.
Anche il laser richiede una notevole esperienza da parte dell’operatore. A differenza di quanto troppo spesso creduto dal paziente, il laser non è una sorta di penna magica in grado di “cancellare” immediatamente l’inestetismo. Alterazioni cutanee quali eritemi post-trattamento sono da considerarsi normali e il più delle volte transitori. Visite di controllo sono dunque mandatorie per verificare l’ottimo esito del trattamento e per intervenire precocemente in caso di eventuali complicanze.

In conclusione, nel trattamento estetico dei “capillari” va sfatato il mito di una soluzione immediata e facile alla portata di qualsiasi Medico con una minima esperienza di scleroterapia e/o laser. Allo stesso modo va chiarito come la credenza relativa ad un’inefficacia del trattamento estetico dei “capillari” in quanto “tanto ritornano” sia una convinzione altrettanto sbagliata se contestualizzata in un Centro dotato di Specialisti dedicati a questo tipo di procedure.
Fermo restando che tutti gli interventi estetici sono ineluttabilmente destinati a non perdurare per sempre a seguito dell’età che per tutti avanza, un adeguato approccio al trattamento dei “capillari” può portare ad un significativo risultato. Tale miglioramento estetico dipenderà in gran parte dalla bravura del Medico ed in parte minore da quanto il paziente seguirà i consigli e gli stili di vita opportunamente spiegatigli dal professionista. Una quota di imponderabilità sarà poi associata alle variazioni personali di stile di vita, assetto ormonale e nutrizione verso cui ogni singolo soggetto tenderà.
Al fine di gestire anche quest’ultimo aspetto, un opportuno trattamento estetico dovrà dedicarsi alla gestione del paziente a 360 gradi, seguendolo con la massima professionalità tanto prima quanto durante e dopo la procedura. Solo con questa copertura “capillare” di tutti gli aspetti correlati al trattamento si potrà ottenere un’efficace sparizione dell’inestetismo “capillare” stesso.

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Aut. San del 11/1/2019 Prot. N. 627